L’Unione Buddhista Italiana alimenta gesti di unità | Cibo per la Pace

Era marzo dell’anno 2020 quando cominciava la crisi pandemica e l’associazione buddhista “Il Cerchio Vuoto” meditava sulle frasi del monaco italiano della tradizione del Buddhismo Zen Jizo Forzani:  

Unisco la voce e il cuore e ringrazio l'alimento che è giunto attraverso le vie della fatica.
Questo cibo è vita che nutre la vita.
Lo ricevo come offerta per offrire me stesso.
Perché non nutra la fame dei miei desideri ma la vera salute di spirito e corpo.
Questo cibo è ristoro alla fame e alla sete del mondo.
Lo mangio perché mantenga il vigore sulla Via viva che qui percorriamo

Occorrono gesti di unità e pace, nella città che corre, e non si accorge di chi è al margine. Bisogna cercare il modo di essere vicini alle persone sole, in povertà, ai più vulnerabili, ai più invisibili. Con questa consapevolezza, Diana ed Elena contattano l’associazione Food For Life APS, che distribuisce pasti vegetariani nei dormitori per senza fissa dimora di Torino, e subito le buone intenzioni entrano in sintonia. Insieme a Prabhu Das, Hayagriva e Abhiram disegnano la bozza di un progetto di solidarietà.

“Occorre aiutare chi soffre, tanti in città vivono l’esclusione sociale e la povertà ogni giorno…”
“Partendo da gesti semplici, ispirare nel cuore la speranza per un futuro migliore…” 
“…Un cibo che ispiri a una rivoluzione interiore, che apporti pace e benessere, per il corpo e per la mente.” 
“…Diffondere i principi della non violenza e aiutare chi soffre ad essere meno vulnerabile”. 

Tutti sono d’accordo nell’offrire un cibo, come recitava il monaco zen, che sia “Vita che nutre la Vita”.

Da quest’incontro nasce il progetto “Cibo per la Pace”, finanziato dal Fondo 8X1000 dell’Unione Buddhista Italiana. L’UBI. approva le buone intenzioni delle associazioni torinesi e mette in campo le risorse perché dalle buone intenzioni si trasformino in buone azioni. 

Ma appena tutte le attività sono in procinto per partire, ecco che la pandemia del Covid-19 prende il sopravvento e la paura invade la Città. Comincia il primo lockdown: le restrizioni, le difficoltà, i rischi per i volontari, le lungaggini d’ufficio, per un’associazione di volontariato sembra uno scenario molto difficile. Tutto si ferma, e le cene di solidarietà programmate nelle strade cittadine diventano un lontano miraggio, per via delle restrizioni di sicurezza sanitaria tutti devono stare a distanza. Cosa fare? 

Da dentro le mura non si vede cosa accade fuori in città e i rumori mediatici, con i bollettini da guerra del numero di contagi, sono un frastuono di allarme e paura. Ma il senso di solidarietà e compassione dentro rimane, e i pensieri corrono verso chi vive una ancor più difficile situazione, chi vive al margine, in strada, in condizioni di grande vulnerabilità. Così il progetto “Cibo per la Pace” non s’arresta. Come fare a stare vicino a chi soffre in una situazione in cui occorre essere distanti per il bene di tutti?

I responsabili e i volontari del progetto “Cibo per la Pace” allora si mettono alla ricerca di soluzioni per offrire il loro contributo, che in questa situazione difficile diventa ancora più necessario. Le richieste di aiuti alimentari in città sono raddoppiate, e intere famiglie entrano in condizione di estrema necessità. Cominciano le telefonate con le diverse realtà assistenziali locali per sondare la situazione e le necessità che sopraggiungono. Allora ecco che la prima telefonata con la Protezione Civile di Torino suggerisce di entrare in contatto con la Croce Rossa. L’organizzazione umanitaria sta allestendo un dormitorio di emergenza attivo dal 1°aprile 2020 presso le strutture del Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo. Ma come fare?

Il servizio previsto dal progetto prevede il trasporto del cibo con un servizio di catering che con le nuove norme sanitarie è impossibile da attuare. Il contatto tra i volontari e i beneficiari deve essere minimizzato; niente condivisione di tavolate conviviali, niente più mestoli che girano tra i piatti, niente più servizio bis per la tisana calda, niente pacche sulle spalle… solo sorrisi intravisti dietro dalla mascherina (se l’umore e la distanza lo concedono). Ecco allora che arriva la chiamata di Tina, la responsabile dell’associazione Progetto Leonardo “Ciao, come state adesso che non ci vediamo più alla stazione di porta Susa? A noi ci servirebbero 60 pasti il lunedì, 90 il martedì e 90 il venerdì... non sappiamo a chi rivolgerci.” La sua associazione si occupa di assistenza in strada ed emergenza freddo, hanno i permessi per stare in strada in questo lockdown, e, insieme ai Padri vincenziani e alla Comunità Sant'Egidio, hanno preso come riferimento alcuni luoghi in città dove incontrarsi per la distribuzione di generi alimentari a famiglie in difficoltà. 

“Piazza XVIII Dicembre, Stazione di Porta Nuova, Piazza d’Armi..” Tina fa l’elenco dei luoghi di distribuzione e si incarica con la sua associazione di distribuire i pasti nei luoghi di necessità. Il progetto allora si rimescola di fronte ad una nuova situazione di emergenza e a diverse condizioni esterne. Si uniscono nuove collaborazioni nella rete di assistenza alimentare cittadina e nuove modalità di distribuzione vengono intraprese per stare vicino a chi soffre, anche nella distanza. 

Il centro di Food For Life di Corso Tortona diventa una nuova centrale di smistamento pasti. Si utilizzano contenitori monouso in materiale compostabile abbastanza adatti da poter contenere una porzione di riso, di legumi con verdure in umido, del pane fresco integrale e un dolce di semolino e frutta. La sfida dei volontari è quella di mettere all’interno di una vaschetta da 1500 grammi tutto l’affetto e la cura necessaria a unire la città in un sentimento di solidarietà, nel rispetto del valore della vita in tutte le sue forme.

Durante i mesi intensi di emergenza di aprile e maggio il lavoro di distribuzione è stato intenso. Grazie al finanziamento offerto dalla UBI la cucina di Corso Tortona di Food For Life APS si è ampliata e ristrutturata, dotandosi di nuove attrezzature per far fronte alla situazione di necessità e poter offrire un servizio pasti di più ampie dimensioni. In un anno si sono distribuiti più di 10 mila pasti e raggiunti circa 1500 beneficiari diretti. 

Il progetto inoltre è stato in grado di offrire una risposta alla pandemia con un’altra ondata di contagio, il contagio della solidarietà. Attraverso i programmi di distribuzione nuove persone si sono unite alle attività condividendo il gusto per un servizio offerto in maniera disinteressata. Più di 60 nuove persone sono state coinvolte nei programmi di distribuzione pasti. Il progetto è riuscito a mettere in campo una pratica attiva della non-violenza attraverso la solidarietà cittadina per contrastare il disagio sociale ed economico.

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